Ormai è finita l'estate, metto qui alcuni appunti, magari fra qualche tempo riprendiamo la discussione, c'è da distinguere fra le prerogative di un ascolto durante un accadimento e quelle della sua riproposizione, ho sottolineato un paio di punti su cui mi piacerebbe ricevere delle chiarificazioni:
http://www.iuav.it/Ateneo1/docenti/desi ... stica1.pdf
Quando ascoltiamo un suono in condizioni normali, oltre alle caratteristiche di
pitch, timbro, loudness,etc, altre sensazioni legate allo spazio fisico dove il
suono viene generato, sono percepite. Così possiamo avere sensazione di
ambiente (se siamo in una piccola stanza o in una grande chiesa, ad esempio) e
anche di distanza a la sorgente e di direzione dalla quale proviene il suono.
Come fa il nostro sistema uditivo per identificare queste caratteristiche legate
all’ambiente dove il suono viene prodotto?
I principali meccanismi d’identificazione spaziale sfruttano il fatto che abbiamo due orecchie in
diverse posizioni nello spazio. L’arrivo di un suono provoca pertanto delle asimmetrie che
dipendono dell’orientamento della testa rispetto alla direzione della sorgente sonora e che
vengono sfruttate dal sistema uditivo per la localizzazione della sorgente. Il primo meccanismo
e quello di differenza di intensità interaurale ed è causato fondamentalmente da “l’ombra”
acustica provocata dalla nostra testa. Un suono proveniente dalla destra, come si mostra nella
figura di sinistra, troverà l’ostacolo della nostra testa per arrivare all’udito sinistro fornendoci
una indicazione che il suono proviene dalla destra. Questo meccanismo funziona bene, come si
osserva nella figura di destra, per frequenze alte, cioè, per lunghezze d’onda piccole. Per
lunghezze d’onda grandi il suono aggira la testa dovuto al fenomeno di diffrazione e non ci sono
differenze apprezzabili tra le intensità delle onde che arrivano ad un orecchio o ad all’altro.
Se si ascoltano due versioni dello stesso suono mediante il dispositivo illustrato nella figura
che introduce un ritardo τ nel canale destro, il suono sembra provenire dell’altoparlante
sinistro per ritardi compresi tra 1 ms. e circa 40 ms. Per ritardi compresi tra 0 e 1 ms. il ritardo
viene invece interpretato come un’alterazione nella posizione spaziale della sorgente (τ=0
corrisponde a posizione frontale). In questo intervallo di tempi entra in azione il meccanismo
di localizzazione per differenza temporale prima descritto. Per ritardi superiori ai 40 ms.
(dipendendo anche del tipo di stimolo) si percepiscono due suoni separati, quello originale
ed il suo eco.
Se un suono complesso e il suo eco arrivano all’orecchio con un ritardo superiore al tempo
caratteristico dei ritardi di localizzazione interaurale (0.6 ms), i due suoni vengono percepiti
come uno solo proveniente dalla direzione spaziale di quello che ha la precedenza
temporale. Questo effetto si estende per suoni complessi fino ai 50 ms,
superati i quali il suono ritardato viene percepito come l’eco del suono precedente. Per
percepire il suono ritardato in modo distinto, questo deve presentarsi con un’ampiezza
superiore a quello precedente che è dipendente del tempo di ritardo. Questa dipendenza
si conosce come curva di Haas ed è rappresentata nella figura.
La presenza di riflessioni con tempo di ritardo ridotto non necessariamente
risulta negativa.
Riflessioni che arrivano entro i primi 20 ms favoriscono la sensazione
d’integrazione dell’ascoltatore con l’ambiente acustico. Inoltre è conveniente
che queste prime riflessioni arrivino dalle pareti. Una densità d’energia
provenienti delle pareti maggiore che quella provenienti dal soffitto favorisce
anche una buona percezione delle caratteristiche di spazialità dell’ambiente.
Percezione della Distanza
-Intensità sonora (Loudness)
-Rapporto tra energia diretta e riverberante
-Contenuto in alte frequenze (attenuazione dell’aria)
Alcune qualità desiderate
- Intensità del suono diretto: nessun ascoltatore deve sentirsi troppo lontano dalla sorgente
acustica
- Livello del suono riverberante: d’accordo alla sorgente è uniformemente distribuito nella
sala
- Chiarezza: il livello del suono diretto più le prime riflessioni deve essere maggiore che il
suono riverberante
- Uniformità della distribuzione: buona distribuzione spaziale (diffusori e panelli riflettenti
irregolari)
- Rumore: sotto la curva NC-20
- Vivacità: legata al tipo di sorgente e al tempo di riverbero
- Intimità: presenza di riflessioni al di sotto dei 20 ms.
- Calore: riverberazione maggiore al di sotto dei 250 Hz.
Da evitare: Eco (forte riflessione > 50ms.), Flutter eco (due superfici parallele e riflettenti),
focalizzazione (riflessioni in superfici concave), ombre acustiche (oggetti con dimensioni >
lunghezza d’onda), rumore.