Effetto HeatKit

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Effetto HeatKit

Messaggio da UnixMan »

“Nel 1947 Howard Anthony ha in magazzino una grande quantità di componenti elettronici surplus dell'esercito americano e un'idea semplice: venderli come kit da assemblare a casa.

Il primo prodotto che mette in vendita è un oscilloscopio a 50 dollari, che si rivela un successo immediato, creando un mercato che durerà fino agli anni '90.

Per quarant'anni Heathkit vende kit per costruire di tutto: radio, amplificatori, televisori, computer, diventando un vero fenomeno culturale negli USA.

Al suo apice impiega 1.800 persone e il catalogo conta centinaia di prodotti diversi.
La cosa più affascinante è che i kit non costavano meno dei dispositivi già assemblati eppure la gente li comprava lo stesso e li regalava ai figli a Natale.

La ragione di quel comportamento apparentemente insensato è da ricercare nelle motivazioni psicologiche.

Chiunque poteva spendere 50 dollari e portarsi a casa una radio già assemblata, ma solo chi "ne capiva davvero e ci sapeva fare" poteva costruire un kit Heathkit.

Finito di assemblarla quella radio valeva di più delle altre, perché l'aveva fatta lui, con le sue mani, seguendo un manuale.
L'orgoglio del risultato era parte integrante del prodotto.

Heathkit non aveva fatto ricerche di mercato su questo meccanismo, lo aveva semplicemente intuito e ci aveva costruito sopra un business durato quarant'anni.

Nel 1992 l'azienda chiuse, travolta dall'elettronica asiatica a basso costo che rendeva i kit economicamente insostenibili.

Nel 2011, sessantaquattro anni dopo quel primo oscilloscopio, tre ricercatori di Harvard pubblicarono uno studio sul meccanismo psicologico per cui le persone attribuiscono più valore a quello che costruiscono con le proprie mani.

Per un crudele scherzo del destino lo chiamarono "effetto IKEA", anche se il colosso svedese ha iniziato la vendita di kit 10 anni dopo Heathkit.”

(dalla pagina FB “NO Signal - Comunicare MALE”)
vintage-heathkit-aa32-stereo-tube-amp.jpg
Qualcosa su cui riflettere, considerando che “l'elettronica asiatica a basso costo” non ha tolto mercato soltanto a chi vendeva Kit a prezzi non concorrenziali, ma sul piano prettamente economico penalizza pesantemente anche l'autocostruzione dura e pura...
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
Ciao, Paolo.

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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da mariovalvola »

Non ho capito che danno fanno i.prodottti asiatici all'autocostruzione
Mario
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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da UnixMan »

mariovalvola ha scritto: 20 giu 2026, 17:21 Non ho capito che danno fanno i.prodottti asiatici all'autocostruzione
ti fanno passare la voglia di fare da te... :oops: :grin:

A parte ciò (che voleva essere una battuta... ma con un fondo di verità), se già prima era a dir poco difficile riuscire a rivendere un apparecchio autocostruito per finanziare nuovi progetti, recuperando almeno il costo dei componenti impiegati, oggi è diventato pressoché impossibile. :sad:

Per contro forse potrebbero stimolare una nuova forma di fai-da-te, relativa alla "rielaborazione" di quei prodotti (ne abbiamo visto un esempio qui di recente).
Ciao, Paolo.

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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da mariovalvola »

Quello visto, è un caso patologico e francamente poco indicativo. Io penso che certi componenti cinesi siano insostituibili:
Flange, zoccoli, trasformatori di alimentazione, induttori di alimentazione, ancoraggi, reostati di potenza, connettori. Senza, tutto sarebbe più complicato.
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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da UnixMan »

mariovalvola ha scritto: 20 giu 2026, 19:53 Quello visto, è un caso patologico e francamente poco indicativo. Io penso che certi componenti cinesi siano insostituibili:
Flange, zoccoli, trasformatori di alimentazione, induttori di alimentazione, ancoraggi, reostati di potenza, connettori. Senza, tutto sarebbe più complicato.
Mai io parlavo di apparecchi finiti, non certo di componenti.
Ciao, Paolo.

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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da mariovalvola »

Se di parla di kit, non comprendo il parlare di prodotti finiti cinesi dove si mette tanta polvere sotto il tappeto.
Esistono anche ottimi kit cinesi che hanno TA buoni , induttori decenti e trasformatori di uscita non eccelsi ma sufficienti ( lasciando comunque spazio alla sostituzione dei TU con oggetti più di pregio ( ISO e Hashimoto ). Hanno spazio per provare molti circuiti diversi.
https://a.aliexpress.com/_EuJzHK6
A me, la voglia non è mai passata. Di vendere oggetti autocostruiti, non me ne può fregare di meno.
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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da UnixMan »

mariovalvola ha scritto: 21 giu 2026, 07:23 Se di parla di kit, non comprendo il parlare di prodotti finiti
ma l'articolo citato parla proprio di quello. La HeatKit ha dovuto chiudere i battenti perché la concorrenza dei prodotti cinesi (fatti e finiti) a basso prezzo gli ha praticamente azzerato il mercato. Puoi vendere facilmente dei kit se questi costano meno di un prodotto finito equivalente. Grazie "all'effetto HeatKit", cioè alla soddisfazione di poter dire "questo l'ho costruito io", puoi ancora riuscire a vendere kit anche se alla fine costano più o meno lo stesso di prodotti equivalenti finiti... ma se sul mercato cominciano ad arrivare prodotti finiti equivalenti che costano molto meno dei kit, addio. Subentra l'effetto "sono mica fesso"... :grin:
Ciao, Paolo.

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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da docelektro »

UnixMan ha scritto: 20 giu 2026, 16:39
Chiunque poteva spendere 50 dollari e portarsi a casa una radio già assemblata, ma solo chi "ne capiva davvero e ci sapeva fare" poteva costruire un kit Heathkit.

Finito di assemblarla quella radio valeva di più delle altre, perché l'aveva fatta lui, con le sue mani, seguendo un manuale.
L'orgoglio del risultato era parte integrante del prodotto.

Nel 1992 l'azienda chiuse, travolta dall'elettronica asiatica a basso costo che rendeva i kit economicamente insostenibili..
Confermo
UnixMan ha scritto: 20 giu 2026, 19:18 ti fanno passare la voglia di fare da te... :oops: :grin:

A parte ciò (che voleva essere una battuta... ma con un fondo di verità), se già prima era a dir poco difficile riuscire a rivendere un apparecchio autocostruito per finanziare nuovi progetti, recuperando almeno il costo dei componenti impiegati, oggi è diventato pressoché impossibile. :sad:

Per contro forse potrebbero stimolare una nuova forma di fai-da-te, relativa alla "rielaborazione" di quei prodotti (ne abbiamo visto un esempio qui di recente).
Confermo fino all'ultima virgola e aggiungo che con la fame di certificazioni,omologazioni e altre inutilate legali ci sono pure rischi in più. L'unico vantaggio (peraltro ai limiti del ridicolo) è che qualora qualcuno te lo porti via non può rivenderlo al pari di te (specialmente se l'estetica è particolare). O se (ancora una situazione più paradossale) venga l'ufficiale giudiziario può soltanto attaccarsi al tram.
UnixMan ha scritto: 20 giu 2026, 19:18 ma l'articolo citato parla proprio di quello. La HeatKit ha dovuto chiudere i battenti perché la concorrenza dei prodotti cinesi (fatti e finiti) a basso prezzo gli ha praticamente azzerato il mercato. Puoi vendere facilmente dei kit se questi costano meno di un prodotto finito equivalente. Grazie "all'effetto HeatKit", cioè alla soddisfazione di poter dire "questo l'ho costruito io", puoi ancora riuscire a vendere kit anche se alla fine costano più o meno lo stesso di prodotti equivalenti finiti... ma se sul mercato cominciano ad arrivare prodotti finiti equivalenti che costano molto meno dei kit, addio. Subentra l'effetto "sono mica fesso"..
Confermato pure questo.

Personalmente posso dire che l'autocostruzione oramai vale solo quando devi fare un qualcosa che gli altri non fanno o che lo devi fare con grandezze particolari o devi rimpiazzare qualcosa che non esiste più.

Non esisteva solo questa ditta c'erano anche gli italianissimi kit GPE e else kit. Questi ultimi li giudicavo decisamente scadenti.Il primo kit che avevo montato era un 10W della else kit basato sul tda2002,lo ricordo ancora oggi. C'era poi anche nuova elettronica che era un gradino sopra anche se con l'arrivo dei microprocessori del razzo si è scavata la fossa da sola...Oltre all'uso di quei transistor stupidi ZTX che avevano solo loro

Su altri forum c'è gente che tuona contro gli autocostruttori come se fossero il male assoluto.
Ma forse il vero male assoluto era chi ti vendeva un prodotto carissimo il cui prezzo era fatto principalmente dal design,dalla pubblicità o dai ricarichi indegni di importatori ,distributori,commissionari e passamano vari.

Se oggi il cinesino di turno fa arrivare a casa mia una radio con am,fm,onde corte,air band a meno di 70 euro perchè dovrei ricorrere ai vari mediaworld,unieuro e simili per prendere un qualcosa di più scadente allo stesso prezzo? O dovrei auto costruire e spendere comunque gli stessi soldi? Con in più lo smaronamento di tarare le medie frequenze...
Ultima modifica di docelektro il 22 giu 2026, 02:39, modificato 1 volta in totale.
A casa mia il loudness e i controlli di tono sono presenti,se serve si usa anche l'equalizzatore e l'effetto eco. Perchè il suono deve essere come lo si desidera e non come gli altri lo vogliono a casa nostra. Visitate il mio blog
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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da mariovalvola »

UnixMan ha scritto: 21 giu 2026, 20:30
mariovalvola ha scritto: 21 giu 2026, 07:23 Se di parla di kit, non comprendo il parlare di prodotti finiti
ma l'articolo citato parla proprio di quello. La HeatKit ha dovuto chiudere i battenti perché la concorrenza dei prodotti cinesi (fatti e finiti) a basso prezzo gli ha praticamente azzerato il mercato. Puoi vendere facilmente dei kit se questi costano meno di un prodotto finito equivalente. Grazie "all'effetto HeatKit", cioè alla soddisfazione di poter dire "questo l'ho costruito io", puoi ancora riuscire a vendere kit anche se alla fine costano più o meno lo stesso di prodotti equivalenti finiti... ma se sul mercato cominciano ad arrivare prodotti finiti equivalenti che costano molto meno dei kit, addio. Subentra l'effetto "sono mica fesso"... :grin:
Ma la Cina non è che abbia svolto un ruolo così cruciale. Non è stata la causa principale. La Heathkit aveva già chiuso i battenti nel 1992, molto prima che i produttori cinesi diventassero un fattore dominante nel mercato dell'elettronica consumer.

Le cause vere erano essenzialmente tecnologiche e strutturali:
-La rivoluzione dei componenti, fu il fattore decisivo. Finché l'elettronica era fatta di valvole, resistenze, condensatori e cablaggi punto-punto, un hobbista poteva tranquillamente fare il lavoro in fabbrica da solo e risparmiare. Con l'avvento dei circuiti integrati e soprattutto dei componenti SMD microscopici da saldare, l'assemblaggio casalingo diventò semplicemente impraticabile.

Il crollo del vantaggio economico fu la conseguenza diretta. Il modello di business di Heathkit si reggeva sul fatto che la manodopera di montaggio era il costo principale, e che il cliente poteva "pagarsi" il prodotto col proprio tempo. Quando l'automazione industriale abbatté drasticamente quel costo, il kit non aveva più senso economico.

Il mercato dell'hi-fi subì poi una sua crisi specifica negli anni '80: i giapponesi (Yamaha, Sony, Technics, Sansui) avevano già inondato il mercato occidentale con prodotti assemblati di ottima qualità a prezzi competitivi. Anche questo erodeva la ragione d'essere del kit audio.

I cinesi a basso costo, insomma, arrivarono come colpo di grazia su un paziente già in fin di vita per altre ragioni. Un po' come spesso accade nelle storie di declino industriale: la causa apparente è l'ultima in ordine di tempo, ma le radici sono altrove.
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Re: Effetto HeatKit

Messaggio da docelektro »

confermo mariovalvola ANCHE per i componenti smd. Me li stavo dimenticando
A casa mia il loudness e i controlli di tono sono presenti,se serve si usa anche l'equalizzatore e l'effetto eco. Perchè il suono deve essere come lo si desidera e non come gli altri lo vogliono a casa nostra. Visitate il mio blog
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