pro61 ha scritto: 19 nov 2025, 22:19
La G1 è a -26 e -27. Secondo il datasheet dovrebbe essere circa -23. Significa qualcosa?
la tensione di BIAS dipende da molti fattori, tra cui il punto di lavoro (tensione e corrente anodiche), ed ovviamente il "mu" (guadagno) del tubo (che può variare sensibilmente da un esemplare all'altro). A quale punto di lavoro è riferito il valore riportato nel datasheet? Se è riferito ad una punto di lavoro diverso, è normale che anche la Vg1 sia diversa.
pro61 ha scritto: 19 nov 2025, 22:19
Mi rimane da mettere un cap all'ingresso, visto che non ce n'è
e perché mai? Non serve.
pro61 ha scritto: 19 nov 2025, 22:19
e non so se sostituire quel 40uF PP con una coppia di 270 in parallelo. Ai valvolari la capacità alta fa bene come negli SS, o non serve averne tanta?
Di capacità ce n'è già in abbondanza. Ci sono anche gli altri a valle, di fatto in parallelo.
Ci sono diversi modi - sostanzialmente equivalenti - per affrontare la questione. Uno è l'approccio suggerito da Piergiorgio, facendo considerazioni di carattere energetico. Un altro è considerare tensioni e correnti nei circuiti, ed un altro ancora è considerare le impedenze in gioco.
L'equivalenza tra gli ultimi due approcci è palese, stante la legge di Ohm: Z=V/I. Il primo potrebbe sembrare diverso, ma non lo è: E=P/t, e P=V*I, per cui E=(V*I)/t. In definitiva, quindi, quale che sia l'approccio, parliamo sempre delle stesse cose, e le conclusioni sono ovviamente le stesse.
Quanta capacità serve dipende dal valore di tensioni e correnti, che è come dire con le impedenze, con cui hai a che fare.
Salvo eccezioni (più uniche che rare), gli ampli a stato solido sono "OTL". Quindi l'amplificatore lavora con tensioni basse e correnti elevate, perché ha a che fare (direttamente) con carichi che hanno impedenze bassissime (quando va bene 8 Ohm, ma spesso sono solo 4 o anche meno).
D'altro canto, i transistors di potenza (BJT, *FET o altro che siano) possono avere impedenze interne minuscole, e non hanno difficoltà a lavorare con tensioni basse e correnti elevate.
Al contrario, i tubi (Triodi, Pentodi, ecc) per funzionare necessitano di tensioni elevate, hanno impedenze interne altrettanto alte e non sono in grado di gestire correnti molto intense.
Ne consegue che realizzare amplificatori a tubi OTL per pilotare carichi a bassa impedenza è a dir poco problematico. È per questo che quasi tutti i valvolari ricorrono ad un trasformatore di uscita. Il cui scopo è per l'appunto quello di adattare le impedenze, trasformando la bassa impedenza del carico al secondario in una molto più alta, adatta a quella dello dei tubi impiegati, al primario.
Cosa ha a che fare tutto ciò con la tua domanda? È presto detto. Per garantire che le cose funzionino bene, è necessario che l'impedenza di uscita dell'alimentatore sia trascurabile (cioè, molto minore) rispetto all'impedenza del carico.
Nei casi in questione, il carico è costituito dal circuito amplificatore da alimentare.
Quanto vale la sua impedenza? In generale, evidentemente sempre V/I.
Nel caso di un ampli a stato solido, in genere si può considerare approssimativamente pari a quella del carico esterno, o talvolta anche inferiore (in alcuni casi anche drasticamente inferiore: ad es., nelle configurazioni "a ponte", ciascuno dei due stadi di uscita "vede" una impedenza pari alla metà di quella del carico esterno).
Nel caso di un ampli a tubi (con TU) valgono discorsi analoghi, salvo che in questo caso lo stadio finale non "vede" direttamente l'impedenza del carico esterno, ma quella "riflessa" al primario del TU. Che è molto maggiore.
Sorvolando su una quantità di questioni e problematiche che qui non ci interessa analizzare, possiamo considerarla pari a quella del carico esterno moltiplicata per il quadrato del rapporto di trasformazione del TU (la tensione viene moltiplicata per il rapporto di trasformazione, mentre la corrente viene divisa per il medesimo rapporto. Di conseguenza l'impedenza, che vale sempre V/I, risulta moltiplicata per il quadrato di tale rapporto).
Per inciso, quando comunemente si parla di "impedenza primaria" di un TU, in realtà si sta parlando della sua impedenza riflessa al primario quando al secondario è collegato un carico di impedenza pari al valore previsto.
Detta "impedenza primaria del TU" viene scelta in funzione delle caratteristiche dei tubi impiegati, perché ogni tubo può lavorare in modo ottimale solo su una ben precisa impedenza di carico. Più l'impedenza reale si discosta da quella prevista, più le prestazioni dell'ampli peggiorano: la potenza max diminuisce, e la distorsione aumenta.
A voler essere pignoli, per i triodi non è esattamente così: la distorsione diminuisce tanto più più quanto più la pendenza della retta di carico diminuisce, cioè tanto più è alta l'impedenza di carico. Però la max potenza erogabile sul carico si riduce sempre non appena ci si discosta dal valore ottimale. Per cui, a parte piccoli compromessi volti a ridurre leggermente distorsione ed impedenza di uscita (al secondario del TU) a scapito di una riduzione tollerabile della potenza max, la cosa è di interesse pratico solo per gli stadi di segnale (dove non per caso si vedono utilizzare relativamente spesso carichi attivi, proprio al fine di massimizzare l'impedenza vista dal tubo. Cosa che oltre tutto porta anche a massimizzare il guadagno in tensione).
Ma sto divagando... torniamo a noi.
Per farla breve, tipicamente l'impedenza riflessa al primario dei TU degli ampli audio a tubi è nell'ordine dei KOhm (si va da qualche centinaio di Ohm per tubi a bassa impedenza interna, tipo le 6080, le Russe 6C33C, ecc, e/o con più tubi in parallelo fino ad oltre una decina di KOhm e più per tubi da trasmissione che lavorano a tensioni molto alte e correnti relativamente basse).
Si può facilmente intuire che tra un carico di pochi Ohm ed uno di qualche KOhm... c'è un abisso. Un fattore 1000, o poco meno.
E finalmente arriviamo ai condensatori: proprio per quanto appena detto, un condensatore da 10uF sull'alimentazione di un valvolare equivale (all'incirca) ad uno da 10.000uF su uno a stato solido, uno da 100uF equivale a un mostruoso banco da 100.000uF, e così via.
Perciò, la risposta alla tua domanda è: sì, ovviamente anche i valvolari beneficiano di una alimentazione "robusta", con capacità "sostanziose". Solo che cambia enormemente la quantità di uF necessari ad ottenere tale risultato. Laddove in uno stato solido ci vogliono decine - se non centinaia - di migliaia di uF, in un valvolare bastano poche decine di uF, o al più poche centinaia se proprio si vuole esagerare e/o se si stanno usando tubi a bassa impedenza, o più tubi in parallelo, ecc.
Se vuoi avere una stima a spanne (ma sensata) di quanta capacità ti serve nell'alimentazione di un dato circuito, la prima cosa da fare è valutare l'impedenza del carico da alimentare. Nota quella, la condizione da verificare è che l'impedenza del condensatore sia trascurabile rispetto a quella del carico. Nella pratica, di solito si considera trascurabile se è minore o uguale di 1/10 di quella del carico.
In prima approssimazione, l'impedenza di un condensatore si può considerare pari alla sua reattanza capacitiva. Che ovviamente dipende dalla frequenza: Xc = 1/(2*Pi*f*C). Ne consegue che il calcolo va fatto alla minima frequenza che deve essere "trattata" dal circuito. Per l'audio, 20 Hz (ma spesso il conto si fa per 10 Hz).
Attenzione che quando si ha a che fare con impedenze molto basse e capacità enormi (come nel caso degli ampli a stato solido), la prima approssimazione di cui sopra potrebbe non essere più molto valida, e bisogna tenere conto anche degli elementi parassiti (resistenza ed induttanza) dei condensatori (ecco perché, negli ampli a stato solido, i condensatori sull'alimentazione hanno un impatto notevole sul "suono" dell'apparecchio. Non solo in funzione del loro valore, ma anche delle altre caratteristiche...).