Analogico contro digitale: una questione mal posta

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drpaolo
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Analogico contro digitale: una questione mal posta

Messaggio da drpaolo »

Il bravissimo artigiano Daniele Montebovi di Cartridgelab mi ha spedito da pochi giorni la seconda Denon MC da lui "ricostruita" (Denon DL103R). Daniele fà ben più di una semplice ristilatura, ma controlla tutta la testina, la riallinea (le MC sono rognose, hanno un filetto da tendere...) e sostituisce tutte le parti eventualmente ammalorate.
In sintesi: mi è arrivata una testina nuova di zecca da ascoltare; tarato il braccio, tarata l'impedenza di ingresso del trasformatore sul valore ottimale ascolto e sbalordisco . E' meravigliosa ! (e io che mi ero quasi convertito al digitale :grin: ).
Al che ripropongo l'annosa questione: è meglio l'analogico o il digitale ? ma la ripropongo in maniera diversa.

Come è possibile che un oggetto elettromeccanico di precisione, che trasduce da un medium fisico concepito 150 anni fa e
  • che ha una dinamica di almeno due ordini di grandezza inferiore a quella del digitale;
  • che ha una distorsione di due ordini di grandezza superiore a quella del digitale
possa suonare così meravigliosamente bene, tanto da far preferire a moltissimi melomani (me compreso) l'ascolto del disco a quello del file digitale ?

[Catena di riproduzione: giradischi Atmo Sfera (il mio!) , step-up Ortofon STM-72, preamplificatore AGI 511, amplificatore per cuffia Topping A30 Pro, cuffie: Beyerdynamic DT 880, Denon AH-D600, Sennheiser HD 590]
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UnixMan
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Re: Analogico contro digitale: una questione mal posta

Messaggio da UnixMan »

drpaolo ha scritto: 31 gen 2026, 19:39 Come è possibile che un oggetto elettromeccanico di precisione, che trasduce da un medium fisico concepito 150 anni fa e
  • che ha una dinamica di almeno due ordini di grandezza inferiore a quella del digitale;
  • che ha una distorsione di due ordini di grandezza superiore a quella del digitale
possa suonare così meravigliosamente bene, tanto da far preferire a moltissimi melomani (me compreso) l'ascolto del disco a quello del file digitale ?
Vexata quaestio... :wasntme:

In estrema sintesi: verosimilmente perché l'ascolto è soggettivo, "l'orecchio" (in realtà, il cervello) non è né un oscilloscopio né un analizzatore di spettro (ma analizza gli input sensoriali in modo estremamente più complesso), e la psicoacustica la fa da padrone.

A voler entrare nei dettagli (che per altro restano comunque - in gran parte, se non in toto - nel regno delle ipotesi) ci sarebbe da scrivere interi volumi. :tmi:

Ciò premesso, c'è poi da considerare una questione tanto fondamentale quanto spesso ignorata (probabilmente perché poco nota): quando ascoltiamo la stessa registrazione da una sorgente digitale o da vinile non stiamo affatto ascoltando la stessa cosa, perché in realtà stiamo ascoltando master diversi!

Questo perché, a causa dei limiti fisici dei dischi analogici, per poter essere incisa su tali supporti una registrazione deve subire tutta una serie di elaborazioni che non sono necessarie nella produzione di un master destinato alla distribuzione in digitale.

Segnatamente è necessario limitare la dinamica, e le frequenze più basse vanno rese mono (o quasi) e spesso anche filtrate (attenuate).

Questo sarebbe uno dei tanti enormi vantaggi del digitale. Che di per sé stesso consentirebbe di realizzare master (e distribuire "prodotti" finiti) di qualità molto più alta.

Ma disgraziatamente si è verificata una situazione paradossale...

La scomparsa dei limiti fisici del vinile ha reso possibile l'insorgere della "loudness war".

Cos'è la loudness war? Quello che, grosso modo a partire dall'inizio degli anni '90, ha rovinato (e continua a rovinare) la qualità dei master "moderni". Soprattutto nei generi più commerciali (ma non solo, purtroppo). :@

https://en.wikipedia.org/wiki/Loudness_war

https://dynamicrangeday.co.uk/about/

L'idea di fondo è che, quando verrà inserito all'interno di una playlist, di una sequenza di brani trasmessi alla radio o diffusi dagli altoparlanti di un centro commerciale, ecc., un brano che "suona più forte" degli altri (a parità di volume impostato nel sistema di riproduzione) attirerà l'attenzione, si farà notare più degli altri.

Sulla base di tale idea, i produttori si sono convinti che questo porti anche ad aumentare sensibilmente le probabilità di successo di quel brano... e perciò hanno cominciato a chiedere ai tecnici del suono di produrre master che suonino "più forte" degli altri (a parità di volume).

Così si è scatenata una folle corsa a produrre master sempre più compressi, che hanno sempre meno dinamica, introducendo (anche deliberatamente...) quantità enormi di distorsione armonica, equalizzazioni mirate ed una quantità di altri trucchi psicoacustici per aumentare "il volume" percepito.

Questo ovviamente produce effetti devastanti sulla qualità del suono.

Immagino vi sarete accorti che molti "remaster" moderni di vecchie registrazioni suonano "più forte", ma di fatto peggio delle versioni originali (a dispetto del progresso tecnologico, che in teoria dovrebbe permettere di migliorare e non certo peggiorare la qualità).

Ma il danno non finisce qui. Annientando la dinamica non si peggiora soltanto la qualità del suono, ma si toglie anche una parte fondamentale del messaggio musicale. Come non bastasse, nella corsa a suonare sempre più forte (e probabilmente anche per tentare di ottenere brani che abbiano un qualche senso sebbene praticamente privi di dinamica) si agisce anche "alla fonte", a livello di composizione e arrangiamenti. Devastando così la musica stessa. Che forse anche per questo oggi in larga parte fa schifo... :sad:

La cosa drammatica è che, sebbene in seguito - dati alla mano - sia stato dimostrato che l'idea che i brani "che suonano più forte" abbiano maggiori probabilità di diventare brani di successo è destituita di qualsiasi fondamento, e che da diversi anni le piattaforme di streaming si siano attivate per cercare di mettere fine a questa pratica insensata e deleteria, introducendo un tetto alla massima "loudness" dei brani, oltre il quale questi vengono "normalizzati" (in pratica, abbassati di volume) in modo che non suonino "più forte" degli altri, purtroppo certe convinzioni sono dure a morire... e ancora non si vede la fine di questa follia. :swear:

Ma sto divagando.

Tornando in tema, il punto è che master di quel genere non si possono trasferire su vinile. È del tutto impossibile. Si sfonderebbero tutti i solchi. Per cui le edizioni in vinile devono essere prodotte a partire da master diversi. Che in alcuni casi sono ottenuti dal master digitale "pompato" (e devastato) semplicemente abbassato di volume e con i bassi "mono", ma in altri sono invece master completamente diversi, ottenuti direttamente dal mix originale, con un trattamento meno devastante. Ed in quei casi non c'è certo da sorprendersi se il vinile suona meglio... indiscutibilmente, oggettivamente, ovviamente meglio.
Ciao, Paolo.

«Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.»
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